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La sostenibilità della barba dei frati

Finalmente l’arrivo della primavera ha portato con sé giornate più tiepide e lunghe, finalmente le giornate cominciano ad essere meno piovose, finalmente alcuni graditi e attesi ritorni come gli asparagi e la gustosa barba dei frati fanno capolino tra i banchi del mercato. E’ primavera!

Proprio la barba frati possiede una peculiarità che risveglia la mia curiosità primaverile fino a far germogliare il mio personale “giardino delle idee”. Oggi li osservo, somigliano a dei fili sottili, a dei capelli naturali molto simili all’erba cipollina. Le loro foglie filiformi si distinguono perché più sottili, più piatte, e piene al taglio.

Ma con questi filati naturali biologici non potremmo fare, come le nostre nonne un bel gomitolo e con due aghi realizzare uno splendido maglione o delle meravigliose calze?  

Lo so sto fantasticando, ma l’idea di poter produrre e sfruttare anche solo idealmente tutta la bontà e la naturalità dell’agretto mi rende davvero felice.

È ormai risaputo che oggi sia possibile produrre e commercializzare abbigliamento o accessori utilizzando solo filati naturali e biologici certificati.  

Mina, una nostra lettrice e amica, mi ha infatti raccontato che si fanno filati con bamboo, scarti del legno, mais e perfino con il latte. Perché non provare con gli agretti? Forse contenere il costo necessario per realizzarli e riuscire a confezionare un prodotto davvero “green” è davvero possibile! Se osservo la magia della “barba dei frati” penso sia davvero possibile. 

Gli agretti o lisci, trovati oggi sul banco di Sergio (mercato di via Oglio 16 a Milano) sono di un verde brillante, intenso, hanno una base rossiccia e dura, quasi pungente ed il mio mazzetto è davvero carico di terra alla radice.

La presenza della terra è ovviamente sinonimo di freschezza perché molto spesso è facile trovare, nei mercati locali di Milano, degli agretti provenienti da produzioni limitrofe. Sui banchi, al supermercato puoi trovarli solo per le prossime 8-9 settimane poi non esisteranno più fino alla prossima primavera. Una cosa che mi piace moltissimo è l’impossibilità di trovarli surgelati! Meraviglioso.

Per pulirli occorre tenerli a bagno con bicarbonato, risciacquando spesso l’acqua. Sia il fusto sia le foglie degli agretti sono commestibili, ma la parte più utilizzata in cucina e anche nell’idea di oggi sono le foglie.

Eh già! la nostra amica Mina utilizza dei filati naturali, le chiederemo se, con la parte terminale che sfuma dal bianco al rosso, sia possibile produrre qualche paio delle sue splendide calze.

Ovviamente la mia è proprio un’idea da “settimana del desing” molto fantasiosa e “ricamata” ma i designer sanno che la prima idea non è mai quella giusta, per questo generano quante più idee possibili in modo da poter esplorare molte possibilità, molti futuri possibili canali.


Credere che ci sia una sola idea, l’idea perfetta, la grande idea, quella che risolverà tutti i problemi crea molta pressione e indecisione.

La verità è che ognuno di noi ha un pluralità di vite dentro di sé. Se lavori su più idee hai maggiori probabilità di imbatterti in quella che funzionerà.
 “La vita è progettare qualcosa che non è mai esistito prima”


Nel piccolo mondo degli appassionati di abbigliamento naturale, Mina è un punto di riferimento, ha sviluppato il suo brand “Mina Volpe” e con il suo progetto “LeCalzeNatura” oggi è riuscita a far conoscere ad un pubblico più ampio i filati naturali, la loro importanza etica e ambientale unite allo straordinario confort.

Dal 2016 il brand “Mina Volpe” offre una completa gamma di calze prodotte con filati di Bambù, di Cotone Pima e altri filati naturali utilizzando materiali come la lana merinos.

 —> IL SUO SITO <—

Le radici degli agretti sono pungenti e si presentano come dei sottili bastoncini. Basta impugnare ogni “filo” di agretto nel punto in cui la barba rosa finisce e spezzare con un colpo secco.  Tac!

Come posso chiedere a Mina di produrre qualche “paio TEST” delle sue splendide calze con la mia parte terminale dell’agretto di Sergio?

I filati di bambù (viscose) sono in gran parte prodotti dall’industria convenzionale mescolando le foglie del bambù e i trucioli legnosi a solventi chimici.

Metodi di produzione recenti hanno permesso che il processo meccanico di frantumazione delle parti legnose della pianta di bambù possa anche impiegare enzimi naturali per rompere le barriere in modo tale che le fibre naturali possano essere pettinate e filate.  

Si tratta di una verdura fresca delicata, quindi possiamo conservarla in frigorifero nel cassetto della verdura o in altro luogo fresco ed asciutto per non più di qualche giorno.

Devo fare in fretta.. sai cosa ti dico? Corro da Mina oggi e le parlo, in gran segreto direttamente sul web, delle mie “Mindfoodsocks” le calze alla barba dei frati.

Grazie all’alta presenza di clorofilla e all’idratazione dei filati, saranno calze utili a milanesi per sopravvivere agli ambienti aridi in cui crescono proprio come i miei meravigliosi agretti. 

Ora con le foglie facciamoci aiutare da Simone Rugiati, cuciniamole con vero piacere riponendo al centro del nido la nostra idea come fosse un uovo pronto a schiudersi al momento opportuno.  Buon appetito!

PROCEDIMENTO:

Sbollentare gli agretti nell’acqua salata con il succo di limone.

Scolarli e raffreddarli in acqua e ghiaccio.

Condirli con olio, sale, pepe e buccia di limone.

Metterli in un coppino e arrotolarli in modo da creare un nido.

Cuocere l’uovo biologico in acqua bollente, sgusciarlo, panarlo con la farina, l’albume d’uovo sbattuto e il pane in cassetta tritato.

Friggere l’uovo in abbondante olio di semi e servire posizionandolo sopra il nido di agretti.

 

 

Mindfoodman Lorenzo Natolino
Mindfoodman Lorenzo Natolino

Semplicemente Mindfoodman Un uomo che in cucina si prende consapevolmente cura di sè, della sua famiglia e dei suoi simili.